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Ermanno Bencivenga, Un mondo senza lavoro È
possibile un mondo in cui nessuno sia disoccupato? Senz'altro,
risponde il filosofo Ermanno Bencivenga nel suo Manifesto
per un mondo senza lavoro. Si tratta di comprendere
però
cosa è realmente l'occupazione per un uomo. Se è
occupato è soltanto chi svolge un lavoro retribuito, allora
non c'è speranza di vincere la disoccupazione: l'attuale
sistema economico non consente la piena occupazione. Ma la mancanza
di lavoro può essere anche una occasione positiva. Cessando di
essere caratterizzata dalla mancanza, la disoccupazione può
diventare spazio per una più alta occupazione, quella
intellettuale. Essere disoccupati vuol dire avere tempo libero, ed
avere tempo libero significa poter conoscere e fare molte cose. Ora,
un uomo è caratterizzato più da ciò che fa e
conosce, che da ciò che possiede. Il tempo libero, dunque,
è
quello della vera occupazione. Non esistono disoccupati dove tutti
sono impegnati nel proprio autoperfezionamento. Nel mondo senza
lavoro auspicato da Bencivenga lo Stato diventa una sorta di
comunità
monastica o un istituto di ricerca che, invece di favorire il
diffondersi di bisogni e la crescita dei consumi, lavora per la
diffusione della conoscenza e la realizzazione degli interessi
conoscitivi dei cittadini. Finché
il modo d'essere umano sarà identificato con una forma di
possesso e controllo di oggetti e gli scambi che hanno valore per
gli esseri umani saranno limitati a scambi di oggetti, fondati sul
bisogno che gli esseri umani ne hanno, sarà inevitabile
scontrarsi con la finitezza delle umane risorse e degli umani
bisogni; dunque inevitabilmente un certo numero di esseri umani si
troveranno privi di ogni valore, ridotti a non-persone superflue, da
eliminare nel modo più indolore possibile. Per superare questo
“problema” occorre cambiare paradigma: ridefinire il modo
d'essere umano in termini di attività, specificamente di
un'attività di articolazione e sviluppo di molteplici
abilitò
e conoscenze, e dichiarare che gli scambi di queste attività e
conoscenza sono quelli che hanno valore per gli esseri umani. Che
cosa succede al “problema” della disoccupazione in questo
nuovo
paradigma? Molto semplicemente, sparisce: non perché tutti
siano occupati nel vecchio senso (questa
condizione era e rimane impossibile, e chi cerca di convincervi del
contrario è un buffone o un bandito) ma perché essere
occupati in quel senso non è più di importanza
fondamentale, perché un' “occupazione” nuova ha
preso il
sopravvento e, come risultato, tutti siamo perpetuamente occupati
nell'educarci, nel potenziare il nostro ben essere –
inteso
stavolta in senso non riduttivo. Da: E.
Bencivenga, Manifesto per un mondo
senza lavoro, Feltrinelli, Milano
1999, p. 38-39 e 43-44. Antonio Vigilante, Muntu. Percorsi nelle scienze sociali |
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