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Percorsi
/ Freud e la psicoanalisi Processo primario e processo secondario I
due sistemi individuati dalla prima topica, inconscio e
preconscio-conscio, seguono principi di funzionamento differenti.
L'inconscio cerca di evitare il dispiacere derivante da un eccesso di
eccitazione scaricando la tensione spiacevole. È
quello che Freud chiama principio di piacere
e che nella Interpretazione dei sogni aveva
chiamato principio di dispiacere,
proprio perché ciò che mette in moto l'apparato
psichico è la necessità di eliminare un dispiacere
presente, più che la ricerca di un piacere assente. Il
principio di piacere spinge per ottenere una immediata soddisfazione,
cercando una percezione che sia identica alla percezione di un
oggetto che in passato ha suscitato soddisfacimento (identità
di percezione). Se questo
oggetto non è disponibile, il principio di piacere può
sostituirlo con un'allucinazione, operando con la libertà
propria dell'incoInscio, indiffererente alla ragione ed
alla logica. Questo processo primario,
però, non può realmente soddisfare il bisogno, e rende
necessario il ricorso ad un altro processo, quello secondario,
con cui la soddisfazione del piacere viene rimandata e raggiunta
attraverso le vie rese possibili dalle condizioni del mondo esterno.
Il
processo primario è proprio dell'infanzia, mentre quello
secondario compare in seguito e predomina nella maturità,
consentendoci di soddisfare realmente i nostri bisogni e, in
definitiva, di lavorare ed essere accettati dagli altri. Il
processo secondario, proprio del sistema preconscio-conscio, non
opera secondo il principio di piacere, ma secondo il principio
di realtà, che è
sottoposto alle regole della logica e ricerca l' identità
di pensiero. Il pensiero cerca
di raggiungere l'oggetto che dà soddisfazione attraverso una
via più lunga, rispettando la coerenza ed il collegamento tra
i pensieri e le rappresentazioni, senza lasciarsi condizionare e
sviare dal principio di piacere. Una cosa che, per Freud, non sempre
avviene: «il
nostro pensiero resta sempre esposto alla falsificazione per
ingerenza del principio di dispiacere [di piacere].»[1]
[1] S. Freud, L'interpretazione dei
sogni, cit., p. 784.
Antonio Vigilante, Muntu. Percorsi nelle scienze sociali
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