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Recensioni

 

Massimo Fini,  Sudditi. Manifesto contro la democrazia, Marsilio, Venezia 2004, pp. 147.     

 

La riflessione sui limiti della democrazia, avviata nel nostro paese da non poco tempo anche da pensatori sinceramente democratici - ad esempio il Bobbio del Futuro della democrazia - approda con questo libro di Massimo Fini ad una demistificazione impietosa della democrazia, ad una critica distruttiva, che nessun merito e nessuna possibilità positiva riconosce al sistema politico degli stati industrializzati del mondo. Punto cardine della critica di Fini è il tentativo di dimostrare che la democrazia non è che l'ennesima forma di oppressione, solo meglio mascherata. Vi è una discrepanza tra ideale e reale in tutti i sistemi politici, ma nella democrazia, argomenta Fini, questa discrepanza è particolarmente grave, e diventa opposizione  vera e propria tra ciò che si dice di voler fare e ciò che si fa. La democrazia intende realizzare la libertà dei cittadini: di fatto li opprime. Il grosso imbroglio della democrazia è nel carattere illusorio del potere del popolo. Il cittadino esercita il proprio potere con il voto, il quale però diventa inefficace se resta slegato, non organizzato. Il voto libero, insomma, che dovrebbe essere la vera base di un sistema democratico, non ha alcun peso. Lo ha invece il voto organizzato dai gruppi di interesse e dai partiti: dalle oligarchie. Le quali non solo organizzano il voto, ma scelgono anche i candidati, e li impongono poi attraverso i mezzi di comunicazione e la stampa, la cui presenza non è garanzia di democraticità e di libertà di discussione, ma al contrario dell'impegno con cui si cerca di soffocare la libertà di pensiero.

Le democrazia sono quindi, in realtà, delle oligarchie, nelle quali lo scontro politico tra destra e sinistra è solo apparente, e copre una solidarietà di fondo della classe politica, attenta a difendere la propria inattaccabilità e l'impermeabilità al controllo del popolo. Ed è una oligarchia anche peggiore di quelle del passato, perchè nelle democrazie gli appartenenti alla classe politica sono uomini senza qualità, che non possono giustificare il proprio potere con la difesa militare delle popolazioni, che in passato era dovere di chi comandava.  La libertà di stampa, che dovrebbero distinguere i regimi democratici da quelli totalitari, è un'illusione, come ben dimostra il caso italiano; le oligarchie politico-economico hanno in mano i mezzi di informazione, e li usano come strumenti per costruire il consenso. In questo modo le oligarchie politiche costruiscono quella base popolare da cui poi si fanno legittimare attraverso il voto. Né il potere viene limitato dalle Costituzioni, poiché alla Costituzione formale se ne sovrappone una reale, che finisce per oscurarle, e che sancisce l'immunità di fatto della classe politica e la loro assoluta indipendenza dalla volontà popolare, dimostrata recentemente dall'indifferenza al grande movimento d'opinione contrario alla guerra in Iraq (accompagnata dal disprezzo della Costituzione). La democrazia, infine, "si è rivelata, più dell'inefficiente marxismo, più dei fascismi, il contenitore ideale, il più adatto, del più totalizzante sistema produttivo che si sia mai dato e in cui oggi viviamo" (pp.96-97). Essa porta il peso del capitalismo, dell'omologazione dell'economia globalizzata, del malessere dei popoli industrializzati e delle ingiustizie planetarie.

Fin qui la critica di Fini. La quale ha le sue buone ragioni, nel denunciare mali ed ipocrisie del nostro sistema politico; ma che ha anche eccessi e forzature, come quella che porta Popper a diventare il rappresentante di un pensiero "chiuso e totalitario" (p.103, nota). Ma è soprattutto nella pars construens  che appaiono i limiti del discorso di Fini. La democrazia, sistema politico totalitario che si sta espandendo violentemente a livello mondiale, come può essere contrastata? La cosa migliore, afferma, sarebbe riprendere la democrazia diretta, così come fu praticata nelle comunità di villaggio nel Medioevo. Ma questo oggi non è possibile, perché nella società complessa il cittadino non ha la conoscenza necessaria per deliberare, e c'è quindi bisogno dei "professionisti della politica" (p.114). Una risposta che legittima l'esistenza della oligarchia politica, ed anche la sua inattaccabilità, in fondo: se il cittadino comune non possiede le conoscenze necessarie per giudicare gli affari pubblici, come potrà valutare e criticare l'operato dei politici? In realtà gli affari pubblici non sono solo quelli nazionali, la cui complessità può spaventare l'uomo della strada. Sono anche gli affari del piccolo comune, del quartiere, della città. Affari che l'uomo della strada sa valutare bene, anche senza possedere conoscenze tecniche; e sulle quali può quindi essere chiamato ad esprimersi. Un primo passo importante oltre l'aborrita democrazia rappresentativa può essere l'attuazione della democrazia diretta nei comuni, o almeno la creazione di strutture politiche per il controllo delle decisioni dei politici o la discussione dei problemi comuni.

Altre vie possibili sono il bioregionalismo, il comunitarismo, l'ambientalismo radicale, che propugnano il ritorno alla terra ed alle realtà locali, il sabotaggio interno del sistema proposta dalla rivista Adbusters (che Fini scrive Arbusters), la riscoperta delle piccole patrie rappresentata in Italia dalle Leghe, fino al "fenomeno interessante" del movimento talebano del mullah Omar. Vie che a Fini paiono equivalenti (e comunque tutte con poche speranze di successo), e che equivalenti non sono.  Nell'esaltazione dei talebani, in particolare, emerge uno degli aspetti più fastidiosi del libro: un certo apprezzamento della violenza e della ferocia, come segno di una vitalità di cui l'Occidente, ormai in fase di decadenza (anche se opprime il mondo con il capitalismo e la democrazia) non è più capace. L'indipendentismo delle piccole patrie non ha, come suppone Fini, alcun carattere antimoderno ed antiglobalizzazione, poiché, come hanno notato Negri ed Hardt, il mercato mondiale non teme le differenza: anzi, se ne alimenta. In Italia, del resto, la Lega Nord ha fornito al governo Berlusconi un ministro dell'economia. Cosa diversa è la riscoperta delle realtà locali come luoghi che non hanno da rivendicare, all'interno del sistema mondiale, la loro identità ed il loro posto, ma che diventano laboratori di democrazia effettiva e di economia alternativa, dove i sudditi diventano cittadini e, prima ancora, uomini

Antonio Vigilante, Muntu. Percorsi nelle scienze sociali

 

 

 

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